due libri, qualche disco, un blog
Non uno ma ben due libri sulle identità meticce, ibride, miste.
Il primo, L'ombra di me stesso di Mike Phillips abita il rifarsi del vecchio e dell'antico continente, l'Europa del dopo 89 e l'Africa post coloniale.
L'altro è il già citato Il tempo di una canzone, di Richard Powers, tra i paradossi del tempo e della musica, un corso sul black, brown and beige di ottocento meravigliose pagine.
Per il primo ho rispolverato i Transglobal Underground, per il secondo la Lyric Suite di Berg. La giornata di ieri però aveva Gòrecki in heavy rotation.
Intanto mi è arrivato il disco nuovo di Sandy Dillon, ma di questo nei prossimi giorni.
E c'è un nuovo amico nei link qui a fianco, un bel blog leggero.
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Sandy Dillon::Electric chair
Una creatura musicale scabra, ruvida, abrasiva, realizzata con un Fender Rhodes, un dobro, una tuba, una fisarmonica e le invenzioni di Steve Bywater, che si inventa chitarre con elastici tesi sull'asse per lavare i panni, con corde da acustica tirate su lamiere di zinco, e poi le suona con i martelletti.
Un disco che suona cuordibue, senza la frammentazione di Trout e con la compitezza funebre di Doc at the Radar Station, per intendersi; e colmo della voce inquietante, infestata, ctonia di Sandy Dillon.
La title track è un blues di George Brooks: una donna che davanti al giudice rivendica l'omicidio del marito ("judge, you wanna hear my plea/ before you open up your court/ i don't want no sympathy/ cause i've just cut my good man's throat").
La voce si impregna di tutta l'umanità della vicenda, dal dolore all'allegria folle ("Guardi, signor giudice, gli ho aperto la gola col mio temperino e sono stata lì a ridere finché non è schiattato"), dal desiderio della punizione alla certezza d'essere, in qualche modo, nel giusto. Un brano funebre, ma cantato da un'anima - un dàimon - che romperà i coglioni anche all'inferno.
Nero, nero, nerissimo, comincia con un brano che si intitola "Black Widow" e chiude con "See you in Hell", tutto costruito sui suoni deformi di Bywater e sull'incredibile, roca cangianza della voce di Sandy Dillon, qui propriamente infernale: infantile come Linda Blair e ancestrale come William Burroughs.


