dàimona

esseri a mezz'aria, positivi o negativi, che influiscono sul destino degli uomini; cose ed eventi che invasano, che ispirano, che spaventano

E adesso

leggi la notizia la domenica mattina, sei ancora lì col magone e il rimugino; che con tutta la riverenza, ti sembrava di riconoscere, in quelle mappe iperrealiste e spesso più grandi del territorio, qualcosa di simile o condiviso - e il sospetto che fosse quel condiviso vagamente ineffabile il significato della parola "generazione" come opposta a generazionale. Questo per il rimugino.

Per il magone, resta lì - insistente come una carie - quell'"e adesso?" e la poca voglia di sbirciare gli scaffali della libreria. 

Jimmy, ballando

Jimmy Giuffre era ammalato da tempo, e se ne è andato definitivamente l'altro giorno. Naturalmente, nelle prime righe di ogni articolo, in stampa e in rete, troverete la citazione di Four Brothers, la hit che lo rese famoso quando ancora suonava il clarinetto per Woody Herman. Da queste parti, si è già detto di The Easy Way e di qualcos'altro. Ma la vena esplorativa, curiosa e mai concitata della sua musica più radicale - il meraviglioso, incantato e sinuoso Free Fall, soprattutto - sono tra le cose più belle che mi sia capitato di sentire.

L'articolo migliore che ho letto in questi giorni è quello di Ben Ratliff sul New York Times, corredato da una bellissima immagine che lo ritrae pensieroso, con lo sguardo chino e la luce che si riflette sulla fronte ampia - il fido clarinetto ttra le mani, prima di chissà quale leggera, gentile e radicale danza in "caduta libera".

Spring is here

La primavera è arrivata e come da tradizione festeggiamo con un po' di jazz: un medley di It Might As Well Be Spring, Spring is Here e Lover nella straordinaria inerpretazione di Errol Garner, con Eddie Calhoun al contrabbasso e Kelly Martin alla batteria.

un feed per il tibet

Per chi volesse seguire le notizie dal Tibet è disponibile un feed che raccoglie le news da diverse fonti: New York Times, Le Monde, Repubblica, Ansa, Reuters e AskNews, che pesca, a sua volta, da numerose fonti. Il feed può essere sottoscritto da qui ed è stato realizzato con YahooPipes.

e siccome non avevo niente da fare

ho aperto un altro arnese, che pare si chiami tumbleblog. Non dovrei metterci le stesse cose di Dàimona, se non in casi sporadici. Diciamo che di là ci vanno più link, cose meno pensate, ritagli, roba veloce. Se vi va, dateci un'occhiata.

 

Beale Road in this district is a hot bed of socialists

Per dickensiani di ferro o di ritorno, la mappa della povertà a Londra, tra il 1886 e il 1903. Ma si può anche leggere, direttamente dalle scansioni, gli appunti degli ispettori che rilevarono i dati, accompagnati dalla polizia.

once were newspapers

o, come le cose cambiano

iReport news generate dagli utenti, senza veti e controlli, ma, se il caso, con il bollino garanzia. Targato CNN.

 feedjournal: te gli dai uno o più feed e lui ti pippa fuori un giornale, impaginato e condito, in puro stile NYT, in pdf. 

No...

...è che sto leggendo quelle milleduecento pagine del Martin Chuzzlewit di Dickens dopo quell'altro libronte  che è Le benevole, e non resta tempo - o meglio, testa - di spippolare ogni tanto un postarello.

Al Chuzzlewit sto abbinando Barber per la soundtrack e, a suo modo, funziona. 

 

segnalazioni

  • Entusiasmo per questa prima parte di romanzo più rizomatico che labirintico. Che poi sia la prima cosa che leggo di Bolaño, torna solo a mio eterno disdoro, da riparare al più prresto con la lettura dell'opera omnia;
  • dopo i fasti di Delirious New York, che ho ricicciato in tutte le salse in ogni conversazione che avesse un minimo risvolto urbanistico per anni, si ritorna a Rem Koolhaas dell'OMA con Junkspace
  • sabato, durante una conversazione a tavola, è balenata l'ipotesi ballardiana che il Fiordaliso dichiari l'indipendenza e fortifichi le mura. Non sembrava tanto impossibile.

 

Ah, buone feste, a tutti.

Zorniana

Momenti (per il resoconto completo Dr. Stupid è più bravo di me):

  • John Zorn che si chiude tappando il sassofono contro l'interno della coscia sollevata e si riapre rompendo gli amati pattern klezmer in una improvvisazione energica e militante
  • Milford Graves, fino all'altra sera un puro nome per le mie orecchie, che lascia emergere l'Africa nel drumming fino al temporaneo abbandono di piatti e tamburi per una danza di vecchio corpo cavalcato da Legba, signore dei crocicchi
  • Ikue Mori che spippola il Mac estraendone venti boati e sussurri
  • L'attimo di perdita di tutti i riferimenti del comunque sempre sorridente Fred Sherry
  • Cyro Baptista che bercia nel megafono

Cose che vengono in mente ascoltando musica

Ascoltando Jimmy Giuffre- Free Fall: Propulsion

In base alla convinzione che gatti e giapponesi arrivino da Marte, ho sempre chiamato i gatti con cui si veniva casualmente in contatto Giappo, Nippo o Giapponippo o anche Suzuki, Kawasaki. Il certosino della Cate lo chiamavo Toshiba.
L'unico sfuggito a questa legge è stato Tardo.
In quel periodo frequentavo il negozio di forniture per pelletterie di Ivano, un amico buono e grosso - che adesso ha una figlia fatta anche lei a bauletto con dei capelli neri giaietti che incantano, ma questo non c'entra - e insomma, nel retro del negozio c'era e c'è ancora un cortiletto con un pergolato d'uva fragolina e un muro che dà sul deposito dei tranvai del Ticinese.
Ci si trovava sotto il pergolato, intorno alle sette di sera, seduti intorno a un tavolone di legno a bitorzoli, ad arrotolare delle gran trombe per aperitivo, quando, una sera, piove giù dal pergolato, in mezzo al tavolo, un gattino lungo una spanna, splelacchiato e grigiastro, con un paio di orecchie più grosse di lui e un'aria comprensibilmente rincoglionita - espressione  che non ha mai più perso. Peraltro, anche noi, con quel popo' di aperitivi che ci si brasava, non dovevamo sembrare tanto presenti a noi stessi, ma gli appiccicammo il nome di Tardo e quello gli rimase.


Ivano, che è pure motociclista - guzzista, per l'esattezza - se lo piazzava nel taschino del chiodo prima di mettersi il casco. All'arrivo, mentre scendeva dalla moto che buttava fuori il caldo del motore e la voglia di correre ancora, dal taschino del chiodo di Ivano spuntavano quelle orecchie spropositate, come un fazzoletto di pelo, e poi, le zampine e il muso, come un kilroy sbalordito dalle strane cose che possono capitare a un gatto su questo incomprensibile pianeta.

Free Burma

Free Burma!

 Qualche link:

update 4 ottobre:

Technorati technorati tags:

God's phone number

Bella intervista ad Oliver Sacks da Wired a proposito del suo ultimo libro, Musicophilia: Tales of Music and the Brain.

So if music is not directly representative of the world around us, then what's inspiring it? One has the feeling of the muse, and the muses are heavenly beings. This feeling is very, very strong with Cicoria, the surgeon in my book who was hit by a bolt of lightning. He felt that he was actually tuning in to the music of heaven — that he had God's phone number [..]

I intensely dislike any reference to supernaturalism, but I think there can be profound mystical feelings which do not have to call on fictitious agencies like angels and demons and deities. The whole natural world is bathed in wonder and beauty and mystery. The feeling of the holy, the sacred, the wonderful, the mystical, can be divorced from anything theological, and is conveyed very powerfully in music.

kind of

  • De Cataldo non fa l'errore di Ellroy nei Sei pezzi: non cerca di portare nel mito degli epigoni. Mostrandoceli per i cialtroni che sono/siamo fa di Nelle mani giuste un libro forse più brutto ma molto più interessante di Romanzo criminale;

 

  • Durham County è probabilmente la serie tv più morbosa dai tempi di Twin Peaks;

 

  • Dei dieci dischi di cui è composto questo cofanetto non ce n'è uno per cui la data di registrazione indicata sia corretta. A un certo punto, sembra che Coltrane abbia suonato Chim Chim Cheree un anno prima che venisse scritta.  Ma, signori, vogliamo dircelo? chi se ne impipa. Sono dieci dischi meravigliosi, punto.

 

  • qui si va più o meno in vacanza per un paio di settimane. Dasvidanija.

 

memento

Clay Shirky in risposta a varie querimonie sui nefasti effetti dell'Internet sulla cultura:

despite living in transitional times, I’m not willing to pretend that the erosion of my worldview is a crisis for culture itself

Ma va'?

Il Senatore che non è un farabutto ha ritirato le dimissioni.  Ci aspettiamo che faccia venire d'urgenza i pompieri per farsi lavare le mutande al prossimo problemino di incontinenza.

No solo hanno la faccia come il culo, non fanno neanche più differenza tra i due sfinteri.

where the voice starts dancing

Non ha fatto "Walking Song", ma è l'unico appunto che posso farle. Per il resto, ieri sera Meredith Monk, nonostante il trepestio dei milanesiani in fuga *, ha accompagnato gli happy few rimasti in quel suo mondo lieve, ironico e profondamente umano, fatto di suoni difficilissimi da ottenere perché semplici, naturali - ancora una volta, umani. Respiri, onde, piccoli sovracuti, incitamenti a voce piena, mezzi toni che risuonano in chi ascolta perché gli appartengono, perché sono già nelle sue corde vocali.
Apre sola, al pianoforte, con la microepica migrante di Trippin', in cinque quarti e con l'unico pezzo che sfiora, per un attimo, qualcosa di disperante e definitivo: The Last Song, su frammenti di testo di James Hillman, quasi ad adombrare la propria stessa fine (non sceglie a caso i frammenti di testo: last song... last dance... last bre-ath...).
Ma è un'ombra, solida e dura, certo, ma un'ombra. Viene  presto fugata dalla celebrazione vitale e dinamica della magnifica Hip Dance, dal saggio di antropologia sonoro che è Scared Song - un viatico al momento in cui non si smette di avere paura, ma si smette di avere paura di avere paura -  all'ironia che pervade tutto il concerto (compreso il gentile "have a good evening" ai milanesiani che se ne vanno a frotte),  fino al buffo, a tratti esilarante Tokyo Cha Cha.

Ascoltare Meredith Monk dal vivo è come prendersi il tempo di guardare un fiore che apre la sua corolla. É semplice, naturale e misterioso a un tempo. Meglio: è come sentire un vagito. Altrettanto semplice, naturale, misterioso, e dovunque siamo e chiunque sia il neonato, ci sveglia un sorriso, una speranza e il barlume di un altro vagito: del nostro.

* a margine: la serata comprendeva interventi di Alain Elkann, Bernard Henry-Lévy e Elie Wiesel: ovvero, di un trombone, di un gigione e di un uomo. I Milanesiani hanno annuito vigorosamente alle trombonate, riso con gusto alle gigionate e tributato un doveroso applauso all'uomo, molto più caloroso prima del suo intervento che dopo. Figuriamoci, uno che incita al dubbio e al dialogo, qua dove si è appena deciso di discriminare qualunque iniziativa culturale porti con sé la parola gay.
Quando è arrivata Meredith Monk e c'era da aprire le orecchie e prestare ascolto al proprio essere umani, han preferito tagliare la corda.
Settimana prossima, saranno tutti lì a spompinare di applausi quell'altro trombone di Philip Glass
.

I film di Mauricio Kagel

Oltre che un grande musicista, Mauricio Kagel è anche un regista piuttosto prolifico di film, cortometraggi e clip surreali e sperimentali. Qualcuno dei suoi numerosi film - e tra questi un corposo estratto di "Ludwig van" - è visibile on line a questo indirizzo: I film di Mauricio Kagel.

mi pareva strano

Possiamo tirare un sospiro di sollievo, per noi stessi e per l'Istituzione: non è un  farabutto. E questa non è  arroganza.